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TL;DR: Responsabile del turno in ospedale, anche specialisti esperti possono non sapere di cosa si occupi una persona appena arrivata. Presentare brevemente i ruoli, confermare i compiti e aggiornare il piano aiuta a ridurre questa incertezza. Uno studio locale sulla conoscenza tra colleghi non consente però di promettere un miglioramento degli esiti dei pazienti.
Come aiuta Empatyzer a costruire la collaborazione durante un turno condiviso?
Em in modalità team aiuta a preparare una breve riunione iniziale, mentre la mappa delle somiglianze può suggerire domande sui diversi modi di lavorare.
Funzioni che ti aiutano:
- Tu e il team: Con Em prepari una presentazione dei ruoli di un minuto e una semplice domanda sulle lacune del piano; la vista del team suggerisce differenze nelle preferenze di collaborazione.
- Parla di te con Em: Em in modalità gruppo aiuta ad adattare il messaggio a professionisti diversi.
- Microlezioni: Possono aiutare a confermare la presa in carico dei compiti durante il turno.
Cosa significa non conoscersi durante un turno
Durante un turno condiviso si può conoscere la procedura senza conoscere la persona con cui bisogna eseguirla. Per questo, prima di un trasferimento urgente del paziente, conviene scambiarsi nomi e funzioni e indicare chi guida la decisione in corso. Presentarsi, però, non basta: occorre anche stabilire chi svolge il compito, chi verifica il risultato e chi comunica un cambiamento del piano. Due persone competenti possono intendere diversamente i confini delle proprie responsabilità, e la stessa abbreviazione può avere per loro significati diversi. Verificare rapidamente queste premesse aiuta a fare domande senza dover indovinare a chi rivolgersi. È particolarmente importante quando l’équipe si è formata per l’occasione e non ha avuto tempo di sviluppare abitudini condivise.
Uno studio sulla conoscenza tra colleghi
Conoscere i colleghi significa qui sapere come lavorare insieme, non conoscere la loro vita privata. A uno studio randomizzato condotto in un unico centro hanno partecipato 33 medici in formazione specialistica e 91 infermieri. In quello studio, una maggiore conoscenza tra i membri dell’équipe era associata a un miglioramento di alcune misure del suo funzionamento, soprattutto nelle simulazioni. La mortalità non è stata studiata: questi risultati non possono quindi essere presentati come prova di una riduzione dei decessi né come promessa generalizzabile di migliori esiti clinici. Un passo pratico può essere verificare a livello locale se i membri di un’équipe appena composta comprendono i rispettivi ruoli. Questa breve verifica dovrebbe far emergere le ambiguità da discutere, non valutare i rapporti personali tra colleghi.
Il primo minuto di un compito condiviso
Il primo minuto di un compito condiviso può dare una direzione al lavoro prima che subentri la pressione del tempo. Chi coordina chiede a ciascuno nome, ruolo, ambito decisionale e come contattarlo se la situazione cambia. L’équipe definisce poi l’obiettivo, il rischio principale e quali informazioni devono arrivare a chi prende le decisioni. Occorre anche indicare chi coordina le attività, come interrompere il lavoro se emerge un nuovo pericolo e chi confermerà di aver ricevuto la notizia di un cambiamento nelle condizioni del paziente. Chi lavora temporaneamente nell’équipe va invitato a chiarire i limiti del proprio ruolo, anziché vedersi attribuire compiti in base alle consuetudini del reparto. È una proposta di riunione iniziale da verificare nel contesto locale.
L’incertezza che cresce sotto pressione
Sotto pressione, le ambiguità raramente si risolvono da sole. Quando viene data un’indicazione su un farmaco o su un risultato, conviene accertare chi ha preso in carico il compito, chi lo svolgerà e a chi comunicherà l’esito. Allo stesso modo, va individuata la persona incaricata di riferire alla famiglia quanto deciso. Dopo un cambio di personale, i compiti essenziali devono essere riassegnati, perché gli accordi precedenti potevano riguardare persone che hanno già terminato il turno. Una metanalisi ha rilevato correlazioni tra ambiguità di ruolo e svolgimento del lavoro, ma il quadro dipende dalle definizioni e dal contesto. L’associazione tra conflitto di ruolo e svolgimento del lavoro era modesta: i due risultati non vanno quindi considerati prove di pari forza. Chiarire le responsabilità è una risposta pratica all’incertezza, non una garanzia di un determinato esito.
Come chiedere il parere di una persona nuova
Una persona appena arrivata può notare una lacuna nel piano senza conoscere le consuetudini del reparto né sapere se può segnalarla. Chi coordina può invitarla esplicitamente a intervenire: chiederle di indicare un dubbio e domandarle che cosa resta poco chiaro dal suo punto di vista. La risposta deve riguardare il piano, non le gerarchie professionali non scritte. Uno studio basato su questionari in 23 unità di terapia intensiva neonatale descrive l’importanza dello status professionale, di una leadership inclusiva e della sicurezza psicologica. Suggerisce che il modo di condurre la conversazione possa influire sulla partecipazione dei membri dell’équipe, ma la natura osservazionale dei dati non permette di attribuire al responsabile un miglioramento degli esiti dei pazienti. In pratica, invitare a fare domande rende più facile segnalare un’incertezza senza pretendere che chi è appena arrivato conosca le regole locali.
Chiudere il circuito delle informazioni
In un’équipe formata per l’occasione, pronunciare un compito non significa ancora che qualcuno lo abbia preso in carico. Per le questioni critiche conviene ripetere l’indicazione, ottenere conferma da una persona precisa e concordare a chi comunicare il risultato. Quando arrivano dati importanti, il piano condiviso va aggiornato, così che gli altri non continuino a seguire la versione precedente. Prima di concludere il compito, bisogna verificare che le informazioni necessarie siano arrivate a chi prende le decisioni, soprattutto se nel frattempo il personale è cambiato. Qualcuno deve inoltre riferire al turno successivo le domande ancora senza risposta. Chiudere così il circuito delle informazioni sostituisce le supposizioni con conferme esplicite e aiuta a mantenere il quadro della situazione quando più persone lavorano in parallelo.
Imparare dopo il turno
Dopo il turno vale la pena ripercorrere non solo come si è svolto il compito, ma anche i momenti in cui l’équipe ha perso il quadro della situazione: chi doveva verificare un risultato, prendere una decisione o comunicare un cambiamento del piano. Registrare il punto preciso dà al turno successivo un’informazione concreta, anziché una raccomandazione generica a comunicare meglio. Se la descrizione dei compiti è comprensibile solo a chi lavora stabilmente nel reparto, va corretta pensando anche a chi si unisce all’équipe per l’occasione. Nella riunione iniziale successiva si può verificare se la nuova regola è chiara a una persona che non conosce abbreviazioni e consuetudini del reparto. È una proposta per imparare localmente dalle ambiguità, non la conclusione che ogni modifica alla descrizione dei compiti migliori gli esiti delle cure.
Quando specialisti di reparti diversi si incontrano per la prima volta al letto di un paziente, conviene chiarire non solo il piano, ma anche i ruoli, come chiedere aiuto e come far circolare le informazioni.
Empatyzer per costruire la collaborazione durante un turno condiviso
Chi coordina un turno ospedaliero con persone provenienti da più reparti può usare Empatyzer per preparare l’avvio del lavoro comune. Con Em può strutturare una presentazione dei ruoli di un minuto: chi prende le decisioni, chi svolge il compito e come chiamare la persona giusta se le condizioni del paziente cambiano. Può anche preparare una semplice domanda sulle lacune del piano, per invitare esplicitamente i nuovi membri dell’équipe a intervenire. Em in modalità gruppo aiuta ad adattare il messaggio a professionisti diversi, senza presumere che tutti usino le stesse abbreviazioni. Se sono disponibili i dati del gruppo, la vista «Tu e il team» può suggerire differenze nelle preferenze di collaborazione e domande per una breve riunione iniziale. Le microlezioni possono aiutare a prendere l’abitudine di confermare chi ha assunto un compito durante il turno. Conviene poi verificare con l’équipe se il messaggio preparato è chiaro e se l’esito del compito torna effettivamente a chi prende le decisioni. Lo strumento aiuta a preparare la conversazione, ma non sostituisce la definizione delle responsabilità al letto del paziente.
Fonti
- Ingrid M. Nembhard; Amy C. Edmondson (2006). Making it safe: the effects of leader inclusiveness and professional status on psychological safety and improvement efforts in health care teams. Journal of Organizational Behavior, 27(7), 941-966. https://doi.org/10.1002/job.413 10.1002/job.413
- Travis C. Tubre; Judith M. Collins (2000). Jackson and Schuler (1985) Revisited: A Meta-Analysis of the Relationships Between Role Ambiguity, Role Conflict, and Job Performance. Journal of Management, 26(1), 155–169. https://doi.org/10.1177/014920630002600104 10.1177/014920630002600104
- Iyasere, C. A., Wing, J., Martel, J. N., Healy, M. G., Park, Y. S., Finn, K. M. (2022). Effect of Increased Interprofessional Familiarity on Team Performance, Communication, and Psychological Safety on Inpatient Medical Teams. JAMA Internal Medicine, 182(11), 1190. https://doi.org/10.1001/jamainternmed.2022.4373 10.1001/jamainternmed.2022.4373
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