Comunicazione nel team medico

Tutor di una giovane infermiera in ospedale: quando l’inserimento diventa umiliazione?

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TL;DR: Per chi affianca una giovane infermiera in ospedale, il taeum coreano è un monito: una formazione esigente non deve essere umiliante. Standard chiari e la possibilità di chiedere di nuovo aiutano a far emergere i dubbi. Gli studi indicano legami tra violenza e organizzazione del lavoro, ma non dimostrano che ogni errore derivi dalle umiliazioni.

Come aiuta Empatyzer a reagire all’umiliazione di una giovane infermiera?

Em aiuta la tutor a esercitarsi nel correggere un’attività specifica; il confronto con la persona interessata permette di adattare il tono alla loro relazione.

Funzioni che ti aiutano:

  • Conversazione con Em su una persona specifica: Con Em la tutor si esercita a formulare una frase che descriva il comportamento e lo standard atteso; la vista «Tu e una persona specifica» aiuta ad adattare il modo di parlarle.
  • Confronto: La vista della relazione può aiutare la tutor ad adattare il linguaggio del riscontro alla nuova infermiera.
  • Conversazione con Em sul team: Em in modalità team aiuta a definire le regole che stabiliscono quando fare una domanda è un dovere legato alla sicurezza.

Dare un nome al fenomeno senza esotizzarlo

Taeum è un termine usato in Corea per indicare i maltrattamenti subiti dalle giovani infermiere durante l’inserimento lavorativo. Non è però opportuno usarlo per descrivere ogni rapporto difficile tra una persona esperta e una alle prime armi, né applicare automaticamente questa etichetta a un reparto polacco. Sarebbe altrettanto fuorviante pensare che descriva tutte le strutture coreane. Il termine indica una dinamica in cui sovraccaricare e umiliare la nuova infermiera prende il posto dell’insegnamento professionale. Una formazione esigente è diversa: definisce uno standard, permette di esercitarsi e corregge gli errori. L’umiliazione pubblica colpisce la persona anziché chiarire la procedura, e la paura di un’altra punizione può toglierle il coraggio di fare domande. Per chi la affianca durante il turno, la distinzione è concreta: si può insegnare senza umiliare, mantenendo gli stessi standard.

Quando l’apprendimento diventa punizione

Il confine tra apprendimento e punizione emerge nelle normali correzioni durante il turno. La tutor indica quale attività va migliorata, quale rischio comporta e come svolgerla secondo lo standard previsto? La giovane infermiera può chiedere di nuovo se non ha capito le istruzioni, senza temere di essere derisa? Metterla in imbarazzo davanti agli altri e punirla in modo sproporzionato non sostituisce queste spiegazioni. Una revisione di 51 studi sui fattori associati alla violenza sul lavoro segnala l’importanza della leadership e dell’organizzazione del lavoro. Poiché prevalgono gli studi osservazionali, non dimostra che un determinato modo di gestire il reparto abbia causato un certo comportamento. Aiuta però a chiedersi se le condizioni del turno e le modalità di supervisione favoriscano correzioni serene oppure puniscano l’incertezza.

Le conseguenze per la circolazione delle informazioni

Se fare una domanda espone al rischio di essere umiliata, la nuova infermiera potrebbe tacere di non aver capito una procedura. Conviene quindi verificare, durante i turni, per quali attività esita a segnalare un dubbio e a chi può rivolgersi in quel momento. Uno studio condotto su 51 team di un’azienda manifatturiera ha introdotto il concetto di sicurezza psicologica, utile per comprendere il rapporto tra il timore del giudizio e l’apprendimento in gruppo. Non era però uno studio sui reparti ospedalieri: questa prospettiva va applicata alla medicina con cautela. Un dubbio taciuto può rappresentare un rischio per la circolazione delle informazioni, ma non prova che un paziente abbia subito un danno. Occorre distinguere un possibile ostacolo alla comunicazione da un evento accertato.

Cosa sappiamo della violenza sul lavoro

Una revisione sistematica di 51 studi associa la violenza sul lavoro sia a fattori individuali sia a fattori organizzativi, tra cui la leadership e l’organizzazione del lavoro. È un motivo importante per non ridurre il problema al carattere di una sola tutor o alla capacità di resistenza della nuova infermiera. D’altra parte, la prevalenza di studi osservazionali non consente di stabilire, dalla sola coesistenza dei fenomeni, quale sia la causa e quale l’effetto, né di spiegare un singolo episodio in reparto. La revisione non permette neppure di stimare quanto sia frequente il taeum in Polonia. Anche quando le persone studiate riferiscono di aver subito violenza, si tratta di un’informazione diversa dalla prova che una certa modalità di inserimento abbia peggiorato la sicurezza dei pazienti. Per l’ospedale, dunque, la conclusione è valutare con attenzione le condizioni di lavoro, senza ostentare certezze sulle cause.

Un riscontro esigente che rispetta la persona

Un riscontro può essere esigente e, al tempo stesso, rispettoso della persona. Dopo un’attività difficile, la tutor dovrebbe indicare cosa va migliorato, chiarire lo standard atteso e concordare quando verificherà di nuovo l’esecuzione. È bene farlo poco dopo l’accaduto, ma senza spettatori né confronti tra infermiere, a meno che la sicurezza del paziente non richieda una reazione immediata davanti ad altri. Invece di giudicare la persona, si può mostrare un passaggio da correggere e lasciarle ripetere l’attività sotto supervisione. La conversazione si conclude chiedendo quale parte delle istruzioni non fosse chiara e quale aiuto serva per il tentativo successivo. Una correzione del genere non ignora l’errore: lo trasforma in un compito concreto, non in un pretesto per mortificare.

Un inserimento in cui fare domande è un dovere

Il piano di inserimento dovrebbe precisare chi affianca l’infermiera nelle diverse fasi verso l’autonomia e quali attività richiedono una verifica prima di essere eseguite. Occorre indicare con altrettanta chiarezza le situazioni in cui fare una domanda non è segno di debolezza, ma un dovere legato alla sicurezza. La nuova arrivata deve sapere a chi rivolgere un dubbio anche quando riguarda un’attività su cui ha già chiesto chiarimenti. La risposta della tutor dovrebbe affrontare il problema specifico, non punire chi ha ammesso di non sapere. Così, segnalare tempestivamente un’incertezza può diventare parte del lavoro durante il turno, anziché dipendere dal coraggio della principiante. Un inserimento di questo tipo mantiene gli standard: definisce i limiti dell’autonomia e il modo per ottenere i chiarimenti necessari.

Come reagire a un comportamento ricorrente

Se le umiliazioni si ripetono, parlare soltanto del clima di lavoro non basta. Conviene raccogliere testimonianze indipendenti su comportamenti concreti, circostanze e condizioni di lavoro nei diversi turni, senza fermarsi alle etichette attribuite alle persone. L’infermiera che segnala il problema dovrebbe poter contattare qualcuno senza passare per la persona responsabile del suo inserimento, se la segnalazione riguarda proprio quest’ultima. La protezione dalle ritorsioni va garantita secondo la procedura della struttura. Dopo l’intervento, occorre tornare a osservare come operano le tutor: è cambiato il modo di correggere gli errori? La persona alle prime armi può fare domande senza timore? La partecipazione a un corso di formazione non risponde a queste domande. Conta ciò che accade nei turni successivi.

L’inserimento in reparto richiede standard chiari, non mortificazioni davanti ai colleghi. Scopri come riconoscere il confine e tutelare la circolazione delle informazioni durante il turno.

Empatyzer per reagire all’umiliazione di una giovane infermiera

Dopo un errore commesso dalla giovane infermiera durante il turno, la tutor può prima esercitarsi con Em a formulare una frase che descriva il comportamento concreto e lo standard atteso, senza giudicare la collega. La vista «Tu e una persona specifica» e il confronto della relazione la aiutano a scegliere un linguaggio adatto a quella nuova infermiera. Può quindi preparare una conversazione senza mortificarla davanti agli altri: indicare il passaggio da migliorare, consentire un nuovo tentativo sotto supervisione e chiedere che cosa resti poco chiaro. Le microlezioni servono a esercitarsi nel dare indicazioni concrete come queste a chi è agli inizi. Se il problema riguarda l’intero reparto, Em in modalità team aiuta a definire regole che chiariscano quando fare una domanda è un dovere legato alla sicurezza. Anche la coordinatrice infermieristica può esercitarsi con Em a parlare del confine tra un insegnamento esigente e l’umiliazione. Questi strumenti aiutano a preparare le conversazioni e le regole di lavoro; non sostituiscono la verifica delle segnalazioni né gli interventi previsti dalla procedura della struttura.

Fonti

  1. Fernando R. Feijó; Débora D. Gräf; Neil Pearce; Anaclaudia G. Fassa (2019). Risk Factors for Workplace Bullying: A Systematic Review. International Journal of Environmental Research and Public Health, 16(11), 1945. https://doi.org/10.3390/ijerph16111945 10.3390/ijerph16111945
  2. Amy C. Edmondson (1999). Psychological Safety and Learning Behavior in Work Teams. Administrative Science Quarterly, 44(2), 350-383. https://doi.org/10.2307/2666999 10.2307/2666999