“Hai chiesto dopo aver dato la risposta” — come il leader influenza la voce del team

Sala riunioni, scelta tra due opzioni. Anna apre dicendo quale preferisce e solo dopo chiede il parere del team. Amira, sui suoi appunti, aveva scelto altro.

— Io sceglierei A. Ma voi che ne pensate?
— A va bene — risponde Amira dopo una pausa.

Anna è convinta di aver aperto il confronto. Amira ha invece la sensazione che la risposta giusta sia stata data prima ancora della domanda.

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Cosa è successo davvero

Anna vuole sinceramente conoscere il punto di vista del team, ma prima di chiederlo dice quale opzione sceglierebbe lei come CEO. Per Anna è semplicemente trasparenza: sta mettendo sul tavolo la propria opinione. Per Amira, però, è anche un segnale molto chiaro su ciò che probabilmente desidera la persona con più autorità nella stanza. Formalmente la domanda resta aperta. Psicologicamente, lo spazio delle risposte possibili può restringersi di colpo. Amira potrebbe avere un’alternativa migliore e decidere comunque che il costo sociale del dissenso è superiore al vantaggio di esprimerla. Anna non ha vietato le critiche. È bastato che la sua opinione diventasse il punto di riferimento rispetto al quale tutte le altre venivano misurate.

Cosa dice la ricerca

La prima informazione che incontriamo può influenzare i giudizi successivi e il modo in cui si sviluppa una discussione: è il cosiddetto effetto di ancoraggio. La ricerca suggerisce che anche i gruppi possano restare ancorati a riferimenti emersi molto presto (de Wilde, Ten Velden & De Dreu, 2018). Gli studi sulla employee voice mostrano inoltre che la gerarchia modifica la disponibilità delle persone a esprimere un’opinione diversa e che il comportamento del leader può aumentare o ridurre il costo percepito del parlare apertamente (Pfrombeck et al., 2022; Nembhard & Edmondson, 2006). Per questo “Che ne pensate?” detto dopo che il CEO ha già espresso una preferenza non equivale a “Che ne pensate?” posto prima.

Come affrontarlo

Se un leader vuole davvero raccogliere giudizi indipendenti, conviene farlo prima di rivelare la propria opinione. Ancora meglio: chiedere alle persone di annotare brevemente la loro raccomandazione prima che inizi la discussione. Si può anche invitare esplicitamente alla critica: “Datemi il motivo più forte per cui la mia opzione potrebbe essere sbagliata”. Dire “potete essere in disaccordo” serve meno che costruire un processo in cui il dissenso abbia davvero un posto. La regola generale è: se vuoi un’opinione indipendente, non suggerire la risposta prima di averla raccolta.

Come possono aiutare Empatyzer ed Em

Empatyzer può mostrare ad Anna che chiedere un’opinione non sempre basta quando il suo ruolo e il suo stile comunicativo rendono la sua raccomandazione un riferimento molto forte. La diagnosi può far emergere differenze nel rapporto con la gerarchia, nell’autonomia di giudizio e nella disponibilità a dissentire apertamente. Confrontando i profili di Anna e Amira, Em può prevedere che la posizione della CEO pesi più di quanto Anna immagini. Prima della riunione può suggerire un semplice cambio di sequenza: prima raccogliere le risposte indipendenti, poi condividere la propria. Se lo stesso schema compare più spesso, i dati di gruppo possono mostrare che alcune persone aspettano abitualmente il segnale del leader invece di portare il proprio punto di vista. Le microlezioni consolidano un’abitudine concreta: se vuoi davvero sentire l’opinione dell’altra persona, crea spazio per quella voce prima di mostrare la tua.

Fonti e ricerche

  1. Julian Pfrombeck; Chloe Levin; Derek D. Rucker; Adam D. Galinsky (2022). The hierarchy of voice framework: The dynamic relationship between employee voice and social hierarchy. Research in Organizational Behavior, 42(Supplement), 100179. https://doi.org/10.1016/j.riob.2022.100179 DOI: 10.1016/j.riob.2022.100179
  2. Ingrid M. Nembhard; Amy C. Edmondson (2006). Making it safe: the effects of leader inclusiveness and professional status on psychological safety and improvement efforts in health care teams. Journal of Organizational Behavior, 27(7), 941-966. https://doi.org/10.1002/job.413 DOI: 10.1002/job.413
  3. Tim R. W. de Wilde; Femke S. Ten Velden; Carsten K. W. De Dreu (2018). The anchoring-bias in groups. Journal of Experimental Social Psychology, 76, 116-126. https://doi.org/10.1016/j.jesp.2018.02.001 DOI: 10.1016/j.jesp.2018.02.001

Autore: Empatyzer

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