“Rispettare il tempo” — essere rapidi o dedicare attenzione?

Incontro con alcuni ospiti in azienda. Zofia propone un pranzo veloce davanti ai laptop, per non prolungare troppo la visita. Karim la vede in modo completamente diverso.

— Mangiamo qui. Non c’è bisogno di prendergli mezza giornata.
— Davanti ai laptop? Non avremo neanche il tempo di parlare — pensa Karim.

Per Zofia l’efficienza è un modo di rispettare il tempo degli ospiti. Karim teme invece che possano sentirsi trattati come persone da sbrigare in fretta.

Cosa ti offre Empatyzer?

Capire cosa motiva un collega del team è la chiave per collaborare in modo efficace e senza attriti. Em analizza le differenze nell’approccio ai compiti, facendo sì che la comunicazione interpersonale sul lavoro smetta di sembrare un campo minato. I suggerimenti sono disponibili subito, permettendo di tornare rapidamente al lavoro sostanziale.

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Cosa è successo davvero

Zofia mostra rispetto risparmiando il tempo altrui: essere rapidi, concreti, non occupare mezza giornata. Karim mostra rispetto quasi nel modo opposto: dedicare tempo, sedersi allo stesso tavolo e far capire che la relazione non è soltanto una transazione. Entrambe le logiche hanno senso. Un pranzo veloce può sembrare efficiente oppure freddo. Un pranzo lungo può sembrare ospitale oppure una perdita di tempo. Zofia e Karim sono una coppia utile per raccontare questo conflitto, ma la scena non va trasformata in uno stereotipo nazionale. Sono due persone specifiche che attribuiscono significati diversi al tempo dentro una relazione.

Cosa dice la ricerca

La fiducia sul lavoro può costruirsi attraverso la valutazione di competenza, affidabilità e prevedibilità, ma può anche avere una forte componente relazionale, fondata sul legame personale e sull’esperienza condivisa (cognition-based e affect-based trust; McAllister, 1995; Chua, Ingram & Morris, 2008). Le ricerche interculturali mostrano inoltre differenze nel modo in cui le persone organizzano il tempo e le relazioni, ma non autorizzano a prevedere il comportamento di un individuo soltanto in base al paese di provenienza. Una mappa più utile è quindi: tempo come risorsa da risparmiare ↔ tempo come investimento nella relazione, non “cultura A contro cultura B”.

Come affrontarlo

La soluzione più semplice è chiedere quale ritmo sia preferito. Si può anche dividere l’incontro in una parte operativa e una più relazionale, così nessuno deve indovinare cosa significhi il formato. Con partner nuovi vale la pena concordare non solo l’agenda, ma anche lo stile dell’incontro: pranzo di lavoro rapido o pasto più tranquillo con tempo per parlare. La regola generale è: il tempo in una relazione non è soltanto un numero di minuti; può comunicare rispetto, importanza e disponibilità a costruire fiducia.

Come possono aiutare Empatyzer ed Em

Empatyzer può mostrare che Zofia e Karim non stanno davvero discutendo della durata del pranzo, ma di due diverse definizioni di rispetto. La diagnosi e il livello culturale aiutano a capire se una persona tende a costruire fiducia attraverso efficienza e attenzione a non occupare troppo il tempo altrui, oppure attraverso presenza, relazione e tempo trascorso insieme. Il confronto dei profili non offre a Em un verdetto semplice su chi abbia ragione. Permette invece di preparare l’incontro in modo da tenere conto di entrambe le esigenze: per esempio una parte di lavoro breve seguita da un pranzo più rilassato, oppure una domanda preventiva sul formato preferito dal partner. Se differenze simili compaiono in un gruppo più ampio, i dati di team possono mostrare che “troppo veloce” e “troppo lungo” sono codici relazionali diversi, non giudizi sulle persone. Le microlezioni rafforzano uno dei riflessi più importanti di Empatyzer: invece di dare per scontato cosa significhi rispetto per l’altra persona, verificalo prima che un gesto fatto con buone intenzioni comunichi l’opposto.

Fonti e ricerche

  1. Daniel J. McAllister (1995). Affect- and Cognition-Based Trust as Foundations for Interpersonal Cooperation in Organizations. Academy of Management Journal, 38(1), 24-59. https://doi.org/10.2307/256727 DOI: 10.2307/256727
  2. Roy Yong Joo Chua; Paul Ingram; Michael W. Morris (2008). From the Head and the Heart: Locating Cognition- and Affect-Based Trust in Managers' Professional Networks. Academy of Management Journal, 51(3), 436-452. https://doi.org/10.5465/AMJ.2008.32625956 DOI: 10.5465/AMJ.2008.32625956

Autore: Empatyzer

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