“Zofia o dottoressa?” — nomi, titoli e rispetto professionale
Nell’ufficio di Zofia, con Marek presente. Nia entra e si rivolge direttamente alla responsabile.
— Zofia, hai due minuti?
Dopo che Nia esce, Marek chiede incredulo:
— Non hai paura di parlarle così? Io uso il titolo.
— Non credo che il rispetto dipenda dal titolo.
Per Nia usare il nome non riduce la gerarchia. Per Marek la forma con cui ci si rivolge a qualcuno è parte della gerarchia stessa.
Cosa ti offre Empatyzer?
I leader costruiscono una cultura di apertura adattando lo stile di conversazione alle diverse esigenze del team. La coach Em suggerisce come chiudere gli accordi sfruttando una diagnosi ampia degli stili di collaborazione e dei motivatori. In questo modo, la comunicazione interpersonale sul lavoro porta più raramente a attriti e fraintendimenti.
Guarda il video su YouTubeCosa è successo davvero
Nia chiama Zofia per nome e non vive questo come una diminuzione della sua posizione. Marek usa un titolo perché, per lui, le forme di allocuzione fanno parte dell’ordine professionale. All’inizio la differenza sembra piccola e linguistica, ma presto appare una mappa più ampia: Marek fa anche più fatica a contestare una decisione della responsabile, perché la distanza tra manager e collaboratore pesa maggiormente per lui. Nia separa il rispetto dalla distanza formale. Marek li collega almeno in parte. Il disaccordo sul titolo è quindi il sintomo visibile di una differenza più profonda sulla gerarchia, non soltanto una preferenza linguistica.
Cosa dice la ricerca
Il linguaggio viene usato da tempo per segnare sia il potere sia la vicinanza. I lavori classici sulle forme di allocuzione hanno mostrato che pronomi e titoli possono segnalare potere e solidarietà (Brown & Gilman, 1960). Nella ricerca organizzativa, un tema collegato riguarda quanta distanza le persone considerino naturale tra livelli gerarchici diversi, spesso discusso come power distance. Gli studi sull’employee voice mostrano che la gerarchia influenza concretamente quanto i dipendenti siano disposti a portare disaccordi, problemi e idee a persone più in alto (Pfrombeck et al., 2022). Sarebbe comunque un errore dedurre dall’uso di un titolo che una persona “abbia alta power distance”. In questa scena il titolo è un indizio da esplorare, non un test psicologico.
Come affrontarlo
Aiuta separare due domande: come ci rivolgiamo gli uni agli altri e quali sono le regole del dissenso? Zofia può dire esplicitamente: “Puoi chiamarmi Zofia. Se qualcuno preferisce una forma più formale, va bene anche quella. In ogni caso, mi aspetto che mi segnali un rischio quando non sei d’accordo”. In questo modo la forma di allocuzione non diventa silenziosamente una regola su chi possa contestare chi. La regola generale è: accordatevi su nomi e titoli, ma rendete ancora più esplicito se la gerarchia modifica oppure no il diritto di fare domande e manifestare disaccordo.
Come possono aiutare Empatyzer ed Em
Empatyzer può mostrare a Nia e Marek che un titolo professionale porta con sé significati molto diversi per ciascuno. Nia può considerare normale e collaborativo l’uso del nome senza mettere in discussione il ruolo formale di Zofia; Marek vede invece il titolo come segno visibile di gerarchia, rispetto e ordine. Il contesto culturale e i profili individuali permettono a Em di anticipare che lo stesso “Zofia” suonerà neutro per una persona e troppo confidenziale per un’altra. Invece di costringere tutti dentro un solo codice, Empatyzer può aiutare il team a concordare quali forme siano adatte alle diverse situazioni e dove la preferenza individuale sia accettabile. Em può anche ricordare ai leader che ridurre la distanza formale non rende automaticamente ogni persona più sicura nel parlare. Le microlezioni aiutano a interpretare le forme di allocuzione come codici culturali e relazionali, non come misure semplici di simpatia, coraggio o rispetto.
Fonti e ricerche
- Julian Pfrombeck; Chloe Levin; Derek D. Rucker; Adam D. Galinsky (2022). The hierarchy of voice framework: The dynamic relationship between employee voice and social hierarchy. Research in Organizational Behavior, 42(Supplement), 100179. https://doi.org/10.1016/j.riob.2022.100179 DOI: 10.1016/j.riob.2022.100179
- Roger Brown; Albert Gilman (1960). The Pronouns of Power and Solidarity. Style in Language (Thomas A. Sebeok, ed.), MIT Press, 253-276. https://wals.info/refdb/record/Brown-and-Gilman-1960 Source
Autore: Empatyzer
Pubblicato:
Aggiornato: