“Ma è già fatto bene” — perfezionismo o responsabilità per la qualità?
Alla scrivania del progetto, Olek mostra ad Amira una schermata dell’app già finita.
— Fatto. Possiamo chiuderla qui.
— Non ancora. Ci sono ancora tre cose da sistemare.
Olek vede una versione abbastanza buona per lo scopo. Amira vede tre difetti noti che le è difficile lasciare consapevolmente in qualcosa definito “finito”.
Cosa ti offre Empatyzer?
Capire cosa motiva un collega del team è la chiave per collaborare in modo efficace e senza attriti. Em analizza le differenze nell’approccio ai compiti, facendo sì che la comunicazione interpersonale sul lavoro smetta di sembrare un campo minato. I suggerimenti sono disponibili subito, permettendo di tornare rapidamente al lavoro sostanziale.
Guarda il video su YouTubeCosa è successo davvero
Amira nota le imperfezioni, quindi continuare a rifinire il lavoro le sembra parte della responsabilità che ha verso il risultato. Una volta che sa che qualcosa potrebbe essere migliore, lasciarlo volutamente com’è le sembra sbagliato. Olek valuta invece il prodotto rispetto alla sua funzione: se la qualità attuale è sufficiente per l’utente e altro lavoro non cambierà in modo sostanziale il risultato, ogni ora aggiuntiva è un costo che potrebbe essere impiegato altrove. Nessuno dei due deve essere per forza “pignolo” o “superficiale”. Semplicemente arrivano in momenti diversi al punto in cui qualcosa è “abbastanza buono per lo scopo”.
Cosa dice la ricerca
La ricerca sul perfezionismo distingue gli standard elevati dalla paura dell’errore e dalla sensazione persistente che il risultato non sia mai abbastanza buono, spesso descritti come perfectionistic strivings e perfectionistic concerns. Standard alti possono in alcuni casi sostenere la qualità, mentre la preoccupazione per gli errori è più coerentemente associata a tensione e burnout; i risultati sulla prestazione sono invece misti (Stoeber et al., 2010; Kim et al., 2017; Kleszewski & Mohr, 2026). Le prove quindi non sostengono una conclusione semplice secondo cui il perfezionismo sarebbe sempre positivo o sempre negativo. In questa situazione, la domanda organizzativa più utile è se il prossimo miglioramento crei ancora più valore di quanto costi.
Come affrontarlo
Invece di negoziare la qualità soltanto nel momento in cui una persona vuole fermarsi e l’altra vuole continuare a rifinire, definite in anticipo che cosa significa “finito”. Un team può distinguere, per esempio, tra bozza, versione pronta per la produzione e lavoro che richiede una rifinitura eccezionale. Per ogni modifica aggiuntiva chiedete: “Che cosa migliorerà concretamente per l’utente o per il risultato se ci spendiamo un’altra ora?”. La regola generale è semplice: la qualità ha bisogno di uno standard di arresto. Senza di esso, una persona vedrà responsabilità nel continuare a migliorare il lavoro e un’altra vedrà responsabilità nel sapere quando fermarsi.
Come possono aiutare Empatyzer ed Em
Empatyzer può aiutare Amira e Olek a riconoscere che “buona qualità” non corrisponde a una soglia universale. Il profilo di Amira può indicare un bisogno più forte di ordine, chiusura ed eliminazione delle imperfezioni note, mentre Olek può essere più a suo agio con un lavoro iterativo e con il fermarsi quando lo sforzo ulteriore porta poco valore aggiuntivo. Prima che il compito inizi, Em può aiutarli a concordare lo standard desiderato: “bozza funzionante”, “pronto per la pubblicazione” oppure “completamente rifinito”. Così Amira non deve chiedersi se lasciare un dettaglio significhi essere trascurata e Olek non deve domandarsi se ogni compito richieda una finitura perfetta. Le microlezioni rinforzano la differenza tra uno standard adeguato allo scopo e la sensazione personale che qualcosa possa sempre essere migliorato ancora un po’.
Fonti e ricerche
- Joachim Stoeber; Daryl Chesterman; Terri-Anne Tarn (2010). Perfectionism and task performance: Time on task mediates the perfectionistic strivings–performance relationship. Personality and Individual Differences, 48(4), 458-462. https://doi.org/10.1016/j.paid.2009.11.021 DOI: 10.1016/j.paid.2009.11.021
- Huo-Tsan Chang; Yu-Jia Chou; Jia-Wen Liou; Yi-Ting Tu (2016). The effects of perfectionism on innovative behavior and job burnout: Team workplace friendship as a moderator. Personality and Individual Differences, 96, 260-265. https://doi.org/10.1016/j.paid.2016.02.088 DOI: 10.1016/j.paid.2016.02.088
- Emily Kleszewski; Monique Mohr (2026). Is the juice worth the squeeze? Implications of employee perfectionism and excellencism for in-role and extra-role performance. Acta Psychologica, 268, 107315. https://doi.org/10.1016/j.actpsy.2026.107315 DOI: 10.1016/j.actpsy.2026.107315
Autore: Empatyzer
Pubblicato:
Aggiornato: