“Dodici minuti di silenzio” — quando adattarsi diventa stereotipare

Un importante colloquio individuale. Jonas e Helena siedono uno di fronte all’altra, entrambi cercando di adattarsi allo stile dell’altro.

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Jonas aspetta perché vuole lasciare a Helena spazio. Helena aspetta perché presume che Jonas preferisca prendere lui stesso l’iniziativa. Passano diversi minuti e nessuno dei due parla.

Cosa ti offre Empatyzer?

I leader costruiscono una cultura di apertura adattando lo stile di conversazione alle diverse esigenze del team. La coach Em suggerisce come chiudere gli accordi sfruttando una diagnosi ampia degli stili di collaborazione e dei motivatori. In questo modo, la comunicazione interpersonale sul lavoro porta più raramente a attriti e fraintendimenti.

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Cosa è successo davvero

Jonas e Helena cercano di essere attenti alle loro differenze. Il problema è che, invece di osservare la persona reale seduta di fronte, ciascuno comincia a comportarsi verso una versione immaginata dell’altro. Jonas presume che Helena abbia bisogno di molto spazio, quindi aspetta. Helena presume che Jonas preferisca un approccio diretto e voglia controllare l’apertura, quindi aspetta anche lei. Entrambi stanno facendo qualcosa “per l’altra persona” di cui l’altra persona, in quel momento, non ha bisogno. La conoscenza che doveva aiutare comincia a ostacolare perché viene trattata come un manuale di istruzioni invece che come un’ipotesi da verificare.

Cosa dice la ricerca

Le persone adattano naturalmente il modo in cui parlano e si comportano ai propri interlocutori: communication accommodation (Giles, Edwards & Walther, 2023). Questo adattamento può essere utile, ma può anche mancare il bersaglio o diventare eccessivo quando si basa su supposizioni invece che sui segnali presenti nella situazione. La ricerca sugli stereotipi mostra inoltre che le aspettative su un’altra persona possono modificare il nostro stesso comportamento in modi che portano l’interazione a confermare l’aspettativa iniziale: behavioral confirmation (Snyder, Tanke & Berscheid, 1977; Snyder & Stukas, 1999). Questa storia non richiede uno stereotipo nazionale o sociale. Basta un piccolo “stereotipo individuale”: “Helena è fatta così, quindi adesso avrà sicuramente bisogno di X”. Anche questo può allontanarci dal verificare che cosa serve alla persona in questa specifica conversazione.

Come affrontarlo

Un profilo psicologico, l’esperienza passata o una conoscenza culturale dovrebbero suggerire una domanda, non sostituirne la risposta. Jonas può dire: “Di solito ti lascio più spazio. Ti serve anche in questa conversazione o preferisci che entriamo subito nel merito?”. Helena può fare lo stesso. Conviene osservare la risposta reale dell’altra persona e adattarsi durante la conversazione, invece di eseguire fedelmente una vecchia supposizione. La regola generale è: una buona conoscenza della persona riduce le congetture solo se resta un’ipotesi facile da correggere.

Come possono aiutare Empatyzer ed Em

Questa scena mostra perché Empatyzer non dovrebbe diventare un “manuale di istruzioni per una persona”. I profili di Jonas e Helena possono indicare correttamente differenze nel ritmo, nella comunicazione diretta o nel bisogno di spazio, ma se entrambi iniziano a recitare lo stile previsto dell’altro, è la conoscenza stessa a creare il problema. Em dovrebbe quindi usare il confronto dei profili come ipotesi e prepararli a una breve domanda all’inizio: “Preferisci che inizi subito in modo diretto o vuoi un momento per mettere in ordine i pensieri?”. I dati di team possono mostrare la diversità degli stili, ma non sostituiscono la verifica con la persona concreta. Le microlezioni sono particolarmente importanti qui perché insegnano l’uso corretto della diagnosi: indovina meno perché sai di più, ma continua a chiedere quando la persona può darti direttamente la risposta.

Fonti e ricerche

  1. Howard Giles; America L. Edwards; Joseph B. Walther (2023). Communication accommodation theory: Past accomplishments, current trends, and future prospects. Language Sciences, 99, 101571. https://doi.org/10.1016/j.langsci.2023.101571 DOI: 10.1016/j.langsci.2023.101571
  2. Mark Snyder; Elizabeth D. Tanke; Ellen Berscheid (1977). Social perception and interpersonal behavior: On the self-fulfilling nature of social stereotypes. Journal of Personality and Social Psychology, 35(9), 656-666. https://doi.org/10.1037/0022-3514.35.9.656 DOI: 10.1037/0022-3514.35.9.656
  3. Mark Snyder; Arthur A. Stukas Jr. (1999). Interpersonal processes: The interplay of cognitive, motivational, and behavioral activities in social interaction. Annual Review of Psychology, 50, 273-303. https://doi.org/10.1146/annurev.psych.50.1.273 DOI: 10.1146/annurev.psych.50.1.273

Autore: Empatyzer

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