Perché i manager non sviluppano le competenze relazionali?
TL;DR: molti manager danno priorità alle competenze tecniche perché il termine "soft" le svaluta, sono difficili da misurare e le promozioni premiano risultati tecnici. Si crede che siano innate, manca autoconsapevolezza e la paura del cambiamento blocca lo sviluppo. Il risultato è calo di produttività, turnover e relazioni cliente peggiori. Soluzioni: cambiare linguaggio, introdurre misure qualitative, formare alla promozione e sostenere la pratica con coaching.
- Ridenominare e dimostrare l'impatto è il primo passo.
- Metriche qualitative e feedback regolari alzano la priorità.
- Preparare i manager al momento dell'avanzamento riduce i rischi.
- Una cultura che supporta pratica e coaching favorisce cambiamenti duraturi.
Percezione errata delle competenze relazionali
Quando si parla di "competenze relazionali" molti pensano a qualcosa di meno importante rispetto alle capacità tecniche. La parola stessa penalizza queste abilità, che in realtà richiedono pratica, disciplina e tempo per maturare. Empatia, comunicazione chiara e negoziazione si costruiscono con esercizio costante, non con un'idea improvvisa. Se la terminologia e l'atteggiamento aziendale le classificano come optional, si riducono budget e tempo dedicati al loro sviluppo. Per contrastare questo circolo vizioso serve mostrare risultati concreti: meno conflitti, processi decisionali più rapidi, maggiore motivazione. Case study, metodi di valutazione chiari e dati applicati alle performance aiutano a legittimare l'investimento. I manager che riconoscono queste abilità come competenze vere favoriscono lo sblocco del potenziale del team e dei processi.
Difficoltà di misurazione e pressione delle metriche
Le organizzazioni privilegiano ciò che è facilmente misurabile: certificati, KPI tecnici e numeri immediati. Le competenze relazionali sono più sfumate e non si prestano a un singolo test rapido, quindi tendono a perdere terreno nei budget. Questo porta a misurare gli effetti visibili, come turnover o calo di produttività, senza collegarli direttamente alle lacune relazionali. Servono metriche qualitative accessibili: valutazioni 360, osservazioni comportamentali e feedback ripetuti. Dimostrare il ritorno dell'investimento con indicatori concreti rende più semplice ottenere risorse. Educare il top management ai benefici a medio-lungo termine e integrare nuove valutazioni può spostare l'attenzione da soli certificati tecnici allo sviluppo della leadership.
Promozione e cambiamento delle richieste
Le promozioni spesso premiano risultati tecnici, non la preparazione alla gestione. L'effetto Peter spiega come una persona eccellente come specialista possa trovarsi impreparata come manager. Le competenze richieste nella nuova posizione sono diverse: comunicare visione, delegare, risolvere conflitti. Senza onboarding manageriale e mentoring, i neo-manager imparano sulla pelle del team. Programmi di inserimento mirati, coaching su situazioni reali e criteri di promozione che includano capacità di leadership aiutano a ridurre questi rischi. Quando l'organizzazione premia le competenze relazionali, i candidati iniziano a svilupparle prima dell'avanzamento, spostando l'azione da reattiva a proattiva.
Barriere personali e ostacoli culturali
Lo sviluppo relazionale richiede il coraggio di accettare feedback e confrontarsi con i propri limiti. L'effetto Dunning-Kruger porta spesso chi ha più bisogno di aiuto a non riconoscerlo. La paura di perdere autorità o di cambiare immagine professionale frena molti. Inoltre alcune culture aziendali puniscono l'apertura e la vulnerabilità, rendendo pericoloso sperimentare nuovi comportamenti. Spazi sicuri per la pratica, coaching e feedback strutturato riducono queste barriere. Il lavoro su sé stessi è scomodo ma è anche la strada verso una leadership autentica. Supporto tra pari e mentoring facilitano il percorso, così come riconoscere il tempo necessario per acquisire nuove abitudini.
Come cambiare approccio in azienda
Le aziende possono partire cambiando il linguaggio: parlare di competenze di leadership o competenze interpersonali invece che di "soft skills". Poi occorre implementare strutture di supporto a tutti i livelli: mentoring, coaching, valutazioni 360 e sviluppo inserito nei piani individuali. Misurare sia qualitativamente sia quantitativamente, collegando feedback e risultati di business, rende più credibile l'investimento. Formazione pratica, simulazioni, micro-lezioni e coaching on the job funzionano meglio dei corsi teorici. Il sostegno dei vertici è fondamentale: senza l'esempio dei leader i cambiamenti restano frammentari. Nel medio termine l'investimento paga in migliore retention, engagement e performance del team; richiede però piano, pazienza e continuità.
In sintesi, le competenze relazionali sono decisive per una gestione efficace ma vengono spesso trascurate per ragioni lessicali, di misurazione e culturali. Interventi strutturati, formazione per manager e pratiche continue possono invertire la tendenza e portare benefici concreti.
Empatyzer come supporto pratico per i manager
Empatyzer aiuta i manager a tradurre la necessità astratta di sviluppare competenze relazionali in comportamenti concreti nelle conversazioni quotidiane come onboarding, 1:1 e feedback. L'assistente AI, disponibile sempre, conosce il contesto e la personalità del team e offre suggerimenti iper-personalizzati sul linguaggio e i passi successivi da usare subito. Due volte a settimana il manager riceve brevi micro-lezioni pratiche con formulazioni pronte ed esercizi da applicare, aumentando la frequenza e la durata dell'apprendimento. Una diagnosi professionale della personalità evidenzia aree su cui lavorare prima di una promozione e permette di tracciare i progressi nel tempo. Empatyzer propone strategie di de-escalation, strutture per chiarire aspettative e modelli di feedback che aiutano a ridurre tensioni e a chiudere i temi più rapidamente. Supporta anche la preparazione a conversazioni difficili proponendo scenari e alternative a seconda del tipo di interlocutore. Così i manager possono praticare nuovi comportamenti sul campo, riducendo la dipendenza da corsi una tantum e accelerando l'adozione di nuove competenze. Infine, il sistema documenta i cambiamenti con indicazioni cicliche e diagnosi, permettendo di collegare lo sviluppo relazionale a risultati osservabili e aumentando la priorità di queste competenze nelle decisioni quotidiane dei manager.