“Una frase o tutta la storia?” — quanto contesto serve davvero

Prima mattina, prima dell’inizio del lavoro. Samuel manda ad Anna una lunga email per spiegare perché il giorno successivo potrebbe essere assente.

— Ieri sera a casa è successa una cosa imprevista e…
— Capisco. Domani ci sei? Sì o no?

Anna vuole il dato che le serve per agire. Samuel sente che il contesto importante per lui è stato liquidato troppo in fretta.

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Gli script pronti per le conversazioni raramente funzionano, perché ogni dipendente ha motivatori e sensibilità diversi. Il sistema offre più di una formazione standard sulla comunicazione interna, basandosi su una diagnosi individuale del team e del leader. Em suggerisce argomenti concreti considerando il contesto e il profilo di personalità dell’interlocutore. Così la gestione è più precisa e le persone percepiscono che i loro bisogni vengono riconosciuti.

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Cosa è successo davvero

Samuel pensa che, quando comunica qualcosa di difficile, sia giusto spiegare anche il contesto. Per lui una lunga email significa: “Ti prendo sul serio; non ti lancio addosso una frase senza spiegazioni”. Anna ha bisogno di altro. Prima vuole sapere che cosa succederà: Samuel domani ci sarà oppure no? Solo dopo è pronta a leggere il perché. Quando Anna risponde in modo breve, Samuel la vive come fredda. Quando Samuel scrive molto, Anna sente che l’informazione chiave diventa più difficile da trovare. Non stanno davvero discutendo sul fatto che il contesto conti o meno, ma su ordine e proporzione tra informazioni operative e informazioni relazionali. I loro profili descrivono bene la differenza: Samuel tende naturalmente a costruire un quadro più ampio, mentre Anna cerca rapidamente la decisione e le sue conseguenze.

Cosa dice la ricerca

La maggior parte dei messaggi di lavoro svolge due funzioni contemporaneamente: comunica un contenuto e dice qualcosa sulla relazione. Alcune persone si concentrano maggiormente sulla spiegazione completa; altre vogliono soprattutto evitare che il destinatario debba cercare la risposta in mezzo ai dettagli. La communication accommodation theory mostra che le persone modificano continuamente lunghezza, tono e stile in funzione dell’interlocutore, della situazione e dell’obiettivo (Giles, Edwards & Walther, 2023). Non esiste una regola scientifica secondo cui “più breve è sempre meglio” o “più contesto crea sempre più fiducia”. Sappiamo però che, quando un messaggio lascia molto lavoro interpretativo al destinatario, aumenta la probabilità che mittente e destinatario attribuiscano significati o toni diversi allo stesso messaggio (message equivocality; Putnam & Sorenson, 1982; Kruger et al., 2005).

Come affrontarlo

La soluzione più semplice non è scegliere tra “una frase” e “tutta la storia”, ma metterle nell’ordine più utile. Prima lo stato: “Domani non ci sarò”. Poi una frase di contesto e gli eventuali dettagli che servono davvero. Dall’altra parte, Anna può riconoscere ciò che Samuel ha comunicato prima di chiedere il dato operativo: “Capisco, dev’essere una situazione difficile. Devo solo confermare una cosa: domani ci sei?”. Lei ottiene rapidamente l’informazione necessaria, lui non sente ignorata la propria situazione. La regola generale è: in un messaggio importante, dai prima la risposta che serve per agire, poi aggiungi tutto il contesto che aiuta davvero a capirla.

Come possono aiutare Empatyzer ed Em

Empatyzer può mostrare ad Anna e Samuel che sintesi e contesto non sono comunicazione “buona” o “cattiva”: svolgono funzioni diverse. La diagnosi può far emergere chi tende ad andare subito all’informazione utile per agire e chi preferisce collocarla dentro una storia e un contesto relazionale più ampi. Confrontando i profili, Em può aiutare Samuel a mantenere il proprio bisogno di spiegare dando però ad Anna prima la risposta operativa: “Domani non ci sarò; sotto trovi una breve spiegazione e ciò che ho già organizzato”. Anna può a sua volta riconoscere quando una domanda secca sul fatto rischia di sembrare, all’altro, una svalutazione del contesto significativo. I dati di team possono mostrare la stessa differenza su scala più ampia, mentre le microlezioni insegnano il formato prima la risposta necessaria per agire, poi il contesto che aiuta davvero.

Fonti e ricerche

  1. Justin Kruger; Nicholas Epley; Jason Parker; Zhi-Wen Ng (2005). Egocentrism over e-mail: Can we communicate as well as we think?. Journal of Personality and Social Psychology, 89(6), 925-936. https://doi.org/10.1037/0022-3514.89.6.925 DOI: 10.1037/0022-3514.89.6.925
  2. Linda L. Putnam; Ritch L. Sorenson (1982). Equivocal Messages in Organizations. Human Communication Research, 8(2), 114-132. https://doi.org/10.1111/j.1468-2958.1982.tb00659.x DOI: 10.1111/j.1468-2958.1982.tb00659.x
  3. Howard Giles; America L. Edwards; Joseph B. Walther (2023). Communication accommodation theory: Past accomplishments, current trends, and future prospects. Language Sciences, 99, 101571. https://doi.org/10.1016/j.langsci.2023.101571 DOI: 10.1016/j.langsci.2023.101571

Autore: Empatyzer

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